Samanta Cantini, la psicologa degli Ortolani Coraggiosi si racconta

Samanta Cantini, 30 anni, è la figura educativa di riferimento per gli Ortolani Coraggiosi della cooperativa sociale Sinergic@.

Nel 2014, dopo la laurea in psicologia clinica all’università di Padova e vari tirocini formativi con i bambini, è approdata alla cooperativa.

Sinergic@ è impegnata nell'inserimento di persone con autismo e affetti da altre disabilità psichiche, in un percorso lavorativo di tipo agricolo. La squadra degli Ortolani si compone oggi di circa 18 ragazzi tra i 17 e i 45 anni affetti da autismo o provenienti dalla psichiatria della zona Empolese Valdelsa.

L’impegno di Samanta con gli Ortolani Coraggiosi è a tutto tondo ma lei stessa lo riassume con una semplice frase “insegno ai tutor a insegnare ai ragazzi a lavorare”.

Puoi spiegarci meglio?

Mi occupo dell’organizzazione del lavoro dei ragazzi con autismo e della valutazione delle loro competenze, abilità e potenzialità. Cerco di creare per ognuno di loro un percorso formativo personalizzato che parta dalle loro propensioni e che abbia come obiettivo l’apprendimento di nuove abilità che possono essere utili al loro futuro lavorativo. 

L’idea è quella di fornirgli strumenti per creare una loro autonomia sia nel nostro ambiente lavorativo ma che possano essere utili anche all’esterno. Questo cerchiamo di ottenerlo rispettando i loro tempi e   tenendo ben presente che i processi di apprendimento  delle persone con autismo sono mediamente più lunghi e complessi. I ragazzi  che provengono dalla psichiatria, invece, fungono da tutor: attraverso il “fare insieme” trasmettono un modello da seguire, insegnano cosa fare. Ovviamente per trasmettere il lavoro ad un  ragazzo con autismo ci vogliono degli strumenti tecnici. Il mio compito è quello di fornire agli agricoltori e tutor delle linee guida, un metodo di lavoro che sia il più funzionale possibile all’apprendimento.

Uno strumento che utilizziamo efficacemente è quello di trasformare le debolezze in punti di forza. Ad esempio una delle caratteristiche peculiari dell’autismo è l’estrema ripetitività e per questo noi facciamo le cassette tutte nello stesso modo, oppure  quando seminiamo il basilico lo facciamo sempre nello stesso modo. Cerchiamo inoltre di seguire l’inclinazione di ogni persona: c’è a chi non piace pulire i ceci ma invece è bravissimo a trapiantare cipolle. Quindi sicuramente svolgerà maggiormente quella mansione e non l’altra.

In questi anni hai notato miglioramenti nel gruppo di lavoro?

Indubbiamente. Con alcuni lavoriamo insieme da 4 anni e i passi avanti sono stati immensi. Si va da chi all’inizio passava il tempo a dormire, con il volto coperto dal cappuccio e che ora, invece, oltre a lavorare con impegno, saluta e mi racconta dei suoi problemi, a chi non aveva mai comunicato e ora, tramite immagini, riesce a farlo. Inutile dire che queste sono per me soddisfazioni enormi.

Quale è invece la difficoltà maggiore?

Il primo giorno è stato davvero tremendo, non sapevo cosa fare e il senso di impotenza era enorme, poi piano piano mi sono ambientata, al punto che la cooperativa è diventata la mia seconda casa e tutti quelli che vi ruotano intorno, la mia seconda famiglia. Non sono mai arrivata al punto di dire ‘non ce la faccio più’. Ovviamente una parte complicata è stata gestire l’aggressività di alcuni. Ora episodi aggressivi sono ridotti quasi a zero ma all’inizio non è stato facile.

Comunque la vera difficoltà sta nel tempo. Qui c’è sempre molto da fare, abbiamo un mare di idee che poi però è difficile portare avanti sia per mancanza di tempo che perché siamo davvero pochi. Mi trovo spesso a lavorare sull’urgenza, che nel nostro caso è anche controllare che la verdura non sia marcia.

Non sei quindi una psicologa ‘vecchio stampo’

Direi proprio di no e anche per questo adoro quello che faccio. Mi piace l’idea di essere una figura che si plasma a seconda delle esigenze della cooperativa. Se pensassi di dover lavorare tutto il giorno dentro quattro mura mi abbatterei. Io invece sto all’aria aperta, credo di vivere in maniera migliore rispetto ai miei colleghi psicoterapeuti.

A questo proposito: quale è l’importanza terapeutica dell’agricoltura sociale?

L’agricoltura ci dà svariate possibilità, dispone infatti di un’elevata varietà di mansioni e processi, dal diverso contenuto, ma dal grande valore, anche terapeutico. Per esempio. ha in sé l’aspetto sociale, che nel nostro caso consiste nell’organizzare dei banchini per la vendita e dei gruppi di acquisto dove andiamo a vendere la verdure, poi c’è l’aspetto della  manualità e della manipolazione di terra e verdura. Inoltre i ragazzi si possono sperimentare in un ambiente che li mette di fronte a molte delle loro difficoltà e così facendo hanno l’occasione di provare a superarle. Il miglioramento della loro qualità di vita si riscontra anche a casa: alcune  famiglie ci hanno raccontato che alcuni ragazzi hanno iniziato a mangiare la verdura da quando lavorano con noi.

Come vedi il tuo futuro in questo progetto?

Con Sinergic@ io sono nata, cresciuta e ho capito cosa voglio fare nella mia vita. Il mio sogno è quello di continuare e ad aiutare i disabili, anche quelli più gravi, a trovare un proprio posto nel mondo del lavoro. Erroneamente si pensa che i disabili gravi non possano lavorare. Io mi voglio impegnare nel mio piccolo per dimostrare che non è vero.

Una nostra idea è quella di allargare il progetto e di formare persone che possano poi essere inserite a lavorare anche in altri contesti, anche meno protetti. Per fare questo c’è ancora bisogno di un cambio di mentalità. Mi piacerebbe che si creasse una cultura diversa nella società, che si possa stare insieme senza pregiudizi e senza superflue etichette.