Una sartoria che unisce le culture, Costanza Sarti racconta Bazin

Una sarta professionista che mette a disposizione sapere e creatività nella cooperazione. Costanza Sarti, 34 anni, lavora da febbraio 2018 per Bazin, il progetto di sartoria sociale a cura della cooperativa sociale Lo Spigolo, in collaborazione con l'Associazione Il Samaritano e la Cooperativa La Pietra d'Angolo e il patrocinio della Società della Salute del Valdarno Inferiore attraverso il programma SPRAR.

Bazin nasce nel 2017 a santa Croce come laboratorio di sartoria creativa ed etica, dedicato all'inclusione sociale dei migranti e alla valorizzazione dell'artigianato e del commercio (davvero) equo e solidale. Un progetto finanziato con un piccolo contributo del Consiglio Regionale della Toscana e che prende avvio dall'esperienza Art-Lab, un laboratorio tessile artigianale attivo dal 2012, incluso nel progetto Esprit Tre per l’inclusione sociale di donne. Tra loro alcune provenienti dal Senegal, altre ospitate dalla Casa Famiglia Divino Amore di Montopoli in Val d’Arno.

Quella di Bazin è la tua prima esperienza nel sociale?

Sì, lo è. Ho sempre lavorato nelle confezioni e in altri ambienti di sartoria e modellismo privati. Ancora oggi realizzo capi su misura e costumi per le compagnie teatrali, oltre a collaborare con aziende e confezioni, ma mai in un laboratorio con finalità sociali.

Che tipo di studi hai fatto?

Ho frequentato la scuola Sartega che forma modellisti d’abbigliamento e conseguito la qualifica nel 2009. La mia nonna era una sarta e credo di aver ereditato da lei questa passione nonostante si raccomandasse sempre con me di studiare per non finire a fare la sarta in confezione. La cosa divertente è che io ho studiato proprio per fare quello che lei non voleva.

Quanti siete a Bazin e cosa fate?

Con me c’è Mane, l’anima del laboratorio, una giovane volontaria senegalese, e tre beneficiari tra CAS e SPRAR, un sarto nigeriano e altri due aspiranti.  In questi mesi ci siamo dedicati alla realizzazione di una collezione di complementi d’arredo come borse, runner per la tavola, copridivani, copripoltrona, svuotatasche, ecc. Presto realizzeremo un catalogo per promuoverci nei vari negozi del territorio. Oltre a loro ci sono Gioia, insegnante in pensione e un altro asse portante, che tanto si è spesa per il sostegno al progetto, Federica utilissima nella mediazione e nella ricerca e nella motivazione dei volontari, Claudia che si occupa della comunicazione online, Matteo di tutto quello che in un'azienda si chiama “commerciale” e infine Susanna, all'amministrazione.

Quale il vostro obiettivo?

La nostra idea è quella di lanciare la sartoria Bazin sia per riparazioni che per lavori su misura, oltre che realizzare collezioni di complementi di arredo e abbigliamento. Tutto questo per promuovere le nostre creazioni ma soprattutto per fornire una forma di reddito per chi collabora con noi e per trasmettere strumenti che possano poi essere spendibili nel mondo del lavoro.

Vi state preparando quindi ad una collezione di abbigliamento?

Sono da poco arrivati i tessuti africani e siamo impazienti di iniziare. La collezione di complementi di arredo è stata propedeutica a questa collezione. Abbiamo avuto modo di studiarci e di capire come possiamo lavorare insieme e ora siamo pronti. Realizzeremo principalmente abiti da donna ma qualcosa anche per uomo e forse per bimbi.

Cosa ti sta dando questo lavoro?

Per prima cosa, lavorando con gli immigrati anglofoni, sto rispolverando l’inglese. La cosa in assoluto migliore per me è però confrontarmi continuamente con Mane, insieme abbiamo scoperto due mondi. Il modo di cucire senegalese è diverso dal nostro. In questo modo io scopro cose sempre nuove del loro metodo e lei del nostro. Lo stesso con Cyril, il sarto.  Credo che la nuova collezione verrà magicamente fuori afro-toscana.

Afro-toscana può essere un termine che si addice…

La moda senegalese e africana è un tripudio di colori, di gale, di abiti indossati meravigliosamente, mentre il nostro stile è più minimale. Quello che potremo fare noi è unire le nostre culture sartoriali per far venire fuori qualcosa di nuovo e magico. L’abito deve far sentire bene e a proprio agio chi lo indossa, deve comunicare agli altri qualcosa di noi. Credo che dovremmo trovare l’equilibrio giusto tra le nostre sensibilità per realizzare abiti che trasmettano la nostra voglia di interfacciarsi in un mondo che sappia unire le culture. Bazin è etico, etnico, fashion.

 

I contatti di Bazin

sito: www.bazinlab.com

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