In cooperativa per un obiettivo comune: il neo vicepresidente Lorenzo Morelli racconta Pegaso

Lavorare in una cooperativa sociale è una missione. Una missione che Lorenzo Morelli ha fatto sua fin dal suo arrivo a Pegaso.

Lorenzo, 28 anni, è entrato nel 2013 nella cooperativa sociale specializzata in inserimenti lavorativi di persone con svantaggio psichico e il 20 giugno 2018 è stato eletto vice presidente, al fianco di Niccolò Balducci che ricopre da quel momento la carica di presidente.

Lorenzo ha seguito varie fasi della cooperativa, da quando si occupava quasi esclusivamente di gestione del verde con un gruppo di lavoro ristretto ad oggi che conta 93 dipendenti, di cui circa 30 in inserimento terapeutico.

Come sei arrivato alla Pegaso?

Mentre frequentavo la facoltà di Scienze Politiche a Firenze mi sono avvicinato all’associazionismo con l’Anpi, Suolo Pubblico e l’Arci. Gestivamo con un collettivo il circolo di Samminiatello, poi quello di Limite sull’Arno. In quel periodo ho conosciuto la realtà della casa del popolo di Fibbiana e da lì la cooperativa Pegaso. Nel 2013 sono entrato come operaio per la gestione del verde.

Si può dire che hai visto l’evoluzione della cooperativa

Si quando sono entrato il gruppo di lavoro era molto più ristretto e ci occupavano quasi esclusivamente di verde. In questi anni la cooperativa è cresciuta e si è evoluta sia in termini di quantità di attività, che di personale.

Come è vivere la cooperativa da vice presidente?

Non molto diverso da prima. A Pegaso c’è sempre stata l’idea che cambiare le cariche fosse importante, per non sobbarcare sempre le stesse persone di troppi impegni. In questi anni la presidenza era cambiata varie volte ma mai la vice presidenza che era ricoperta da Daniele Bertelli. Daniele è comunque tuttora nel consiglio direttivo e rimane un asse fondamentale e portante della cooperativa. Credo che la scelta di me e Niccolò sia stata dettata sia dalla voglia di cambiamento che dall’impegno e della dedizione che mettiamo ogni giorno.

Qual è il servizio di Pegaso che senti più tuo?

Quello che ho seguito più vicino e dalla sua fondazione è la Manifattura (il progetto di collaborazione fra le Cooperative sociali di tipo B e le aziende del territorio, ndr). E’ stata una delle novità che, insieme alla ristorazione sociale, ha permesso un cambiamento forte nella cooperativa. Ci ha consentito di aprirci al privato e diversificare i nostri committenti. Piano piano cerchiamo infatti di riequilibrare il lavoro che facciamo con il pubblico e quello con i privati.

Comunque faccio quello che c’è da fare. In passato ho girato tutti i settori, mentre ora mi occupo più della parte commerciale, amministrativa e delle risorse umane.

Cosa cambia secondo te tra lavorare in una cooperativa e un’azienda ‘standard’?

Il nostro obiettivo è seguire gli inserimenti lavorativi. La nostra non è un’impresa che si occupa di giardini, di pulizie, di ristorazione. Certo ci occupiamo di tutti questi settori ma il nostro scopo è dare lavoro e dignità alle persone in difficoltà. Questo è quello che ho capito dal primo giorno che sono arrivato in cooperativa. Il lavoro, quindi, per certi versi è più simile a quello di un associazione. La nostra forza credo sia quella di avere un gruppo di persone che ha sempre capito e coltivato questo modo di approcciarsi al lavoro.

E’ stato quindi difficile per te entrare in questa ottica?

No perché è un ambiente che conoscevo fin da piccolo. La mia mamma è una dipendente asl e si occupa di disturbi dell’apprendimento. Ho conosciuto  quindi da subito  il mondo dell’agricoltura sociale e l’orto della cooperativa Sinergic@ fin da quando è nato.

Quello che amo di questo lavoro è che l’obiettivo che ci prefiggiamo non è personale, come nelle altre aziende. Qui la missione è collettiva e tutti lavoriamo che raggiungerla. Vedere l’ingresso di un ragazzo in inserimento, seguirlo e vedere la sua evoluzione, fino al tirocinio o all’assunzione è la nostra più grande soddisfazione.

Oltre a tutto questo c’è poi l’aspetto extralavorativo. Con molti del gruppo ci vediamo anche fuori del lavoro, si è creato un rapporto che va oltre l’essere semplici colleghi. Questo credo sia un aspetto impagabile.