Dove parte il progetto Win: la povertà in Toscana dal dossier Caritas 2014

Il peggioramento delle condizioni di vita per le famiglie dal 2009 al 2011

Alla fine del 2009, secondo i dati Istat ripresi nell’indagine “Esclusione e disagio grave in Toscana”, curata dall’Osservatorio Sociale Regionale,  erano poco meno di 90mila le famiglie toscane in condizione di povertà  relativa, e la Toscana si poneva al quint’ultimo  posto nella graduatoria delle regioni più povere d’Italia, davanti a Liguria, Umbria, Lombardia e Veneto ed Emilia Romagna. Mediamente, comunque, nel quadriennio di crisi 2008–2011, il reddito delle famiglie toscane è  diminuito del 2,6%. Questo in conseguenza della perdita di lavoro sia in termini  di posti (–22mila) sia di ore, e della distribuzione dell’occupazione disponibile in forme meno redditizie come la Cassa Integrazione Guadagni  (Cig), il lavoro part–time, i contratti atipici e le forme di auto–impiego.

I centri di ascolto Caritas

I Centri di ascolto attivati dalle Caritas hanno accolto nel 2013 25.353 persone, ossia il 6,4% in meno rispetto al 2012. Questo dato, però, non deve far pensare ad un miglioramento socio economico,  bensì alla maggiore complessità delle povertà che comporta un maggiore impegno da parte degli operatori, che si trovano a fronteggiare situazioni sempre più particolari.

Gli stranieri che si rivolgono ai centri hanno un’età media inferiore rispetto agli italiani: si parla di 39,6 anni contro i 50,1. Si conferma invariata la prevalenza del genere femminile nell’affluenza: sono sempre più le donne che si rivolgono ai centri rispetto agli uomini.

Focus sul nostro territorio

La distribuzione territoriale: sono 6.464 le persone che si sono rivolte ai centri Caritas nella diocesi di Firenze e 905 in quella di San Miniato.

Nel 2013 la popolazione immigrata che si è rivolta ai centri è del 68,1%. La percentuale è, in questo caso, superiore sia a quella media dell’Italia Centrale (66,9%) sia soprattutto alla percentuale nazionale (61,8%).

I nuovi utenti Caritas nel 2013  

Nel 2013 si sono rivolti alle Caritas della nostra regione 10.225 nuovi utenti in condizione di povertà (che per il 68,1% sono stranieri e per il 31,9% italiani).  La distribuzione per stato civile conferma anche per i nuovi utenti il collegamento tra povertà, frammentazione familiare e solitudine (il 51% non è coniugato e quasi il 16% ha alle spalle un divorzio e una separazione). Inoltre fra i nuovi utenti del 2013 si dichiarano disoccupati oltre l’80% (a fronte del 10,6% che invece risulta occupato) sancendo ancora una volta il legame tra crisi economico-occupazionale e povertà.

La cronicizzazione della povertà

Uno su cinque (più precisamente il 20,7%) degli utenti conosciuti dalla Caritas negli ultimi sei anni risulta utente di lungo periodo, ormai entrato in una trappola da cui non riesce a liberarsi. Tratti distintivi e pressoché  comuni tra i poveri di lungo periodo risultano essere la precarietà abitativa, il basso livello di istruzione, il non detenere competenze specifiche (livelli formativi non elevati). Dal punto di vista della condizione abitativa emerge una sorta di paradosso che vede gli stranieri caratterizzarsi per una maggiore provvisorietà abitativa e una minore marginalità abitativa, rispetto agli italiani (paradosso giustificato dal fatto che molti stranieri hanno un  livello di ‘capitale umano’ ampiamente superiore che si concretizza attraverso l’ospitalità presso case di amici, case di datori di lavoro e provvisorie).