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27 Aprile 2026

Nel mercato privato per "rinnovare la nostra funzione di ‘impresa’ per la comunità"

di Andrea Campinoti

Nell’ambito dei servizi dell’area sociale e sociosanitaria rivolti a persone con disabilità o a persone anziane, l’esigenza di lavorare per la realizzazione di servizi ‘oltre’ quelli erogati dai servizi pubblici è una questione che interroga la nostra funzione ‘nelle’ e ‘con’ le comunità, non tanto una via per tentare una necessaria manovra per attenuare la dipendenza dall’ormai asfittico mercato degli appalti pubblici.

Negli anni si è consolidata una dinamica di crescita permanente del numero di persone che necessitano di servizi di natura assistenziale, a fronte di una mancata e corrispettiva crescita delle risorse pubbliche per farsi carico di questi bisogni. Ciò ha aperto una vasta area in cui i cittadini devono sempre di più intercettare o trovare una risposta ai propri bisogni sul ‘mercato’.

Sappiamo come è andata e va sostanzialmente ancora oggi: nei servizi a più alto valore professionale o tecnologico questa area è stata coperta dall’offerta privata pura (leggasi “per profitto”), in quelli a minor valore aggiunto, da servizi di scarsissima qualità, sovente anche al di fuori delle regole (si stima che la metà delle badanti non abbia un contratto di lavoro regolare). In entrambi i casi si corrono dei rischi: nel primo che ‘per profitto’ si privilegi una cura inappropriata e dunque inutile; nel secondo che per mancanza di competenze non si faccia quanto opportuno per la cura e il benessere.

Consapevole di tali ‘rischi’ il pubblico ha perseguito strategie di mitigazione attraverso procedure autorizzatorie e controllo delle attività e di promozione di albi ‘pubblici’ di lavoratrici/lavoratori qualificati. Ma la realtà ci dice che queste iniziative non bastano. Ed è qui, in questa ‘vasta area’, che dobbiamo rinnovare la nostra funzione di ‘impresa’ volta all’interesse generale delle comunità, costituita da professioniste e professionisti che possono garantire, oltre alla qualità delle prestazioni o dei percorsi offerti, anche un forte ancoramento politico dovuto non solo alla propria qualifica nella cura, ma anche all’essere cooperatrici e cooperatori. A partire da ‘chi siamo’ e praticandolo appieno possiamo coniugare e offrire appropriatezza dei percorsi, prezzi contenuti, efficacia degli interventi.

Questa ‘funzione’ non va semplicemente ‘letta’ (non sono poche le organizzazioni che ignorano questa questione) o ‘evocata’, va soprattutto ‘praticata’. Per farlo efficacemente quattro sono le direttrici da battere:

1) rafforzare o ri-alimentare i legami con la comunità in cui, per cui e con cui si opera;

2) densificare il sistema relazionale dell’ecosistema abitato dall’organizzazione, anche con il mondo del for profit;

3) procedere con una azione volta a ridefinire continuamente sia i prodotti/servizi offerti che i processi di gestione e realizzazione degli stessi – utilizzando anche le opportunità che possono provenire da un uso ‘etico’ delle nuove tecnologie digitali e dell’IA;

4) avere una tensione permanente a non lasciare indietro nessuno, prescindendo il più possibile dalla capacità di spesa della persona/famiglia. Così facendo è auspicabile che la nostra funzione venga anche ‘riconosciuta’.

Purtroppo la nostra natura è ancora ‘sconosciuta’ a troppe e troppi – a partire da tante e tanti interlocutori istituzionali. Confusi tra organizzazioni di volontariato e privati for profit da sempre veniamo strattonati dall’una o dall’altra parte in base all’interesse dell’interlocutore (non il nostro!).

E invece è proprio la nostra natura di ‘impresa’ ad alta tensione politica che ci può rendere utili per tante e tanti nostre concittadine e concittadini. I progetti che come Area Cura del Consorzio portiamo avanti si nutrono di questi capisaldi pratici e di questa tensione politica, ma anche della consapevolezza che o proviamo a cambiarci (non solo per il mercato di riferimento, ma anche e soprattutto per i servizi offerti) oppure saremo a breve relegati in un asfittico pertugio, di sempre meno utilità anche per le poche o i pochi rimasti interessati.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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