26 Maggio 2026
Il calo delle nascite sta trasformando profondamente il panorama dei servizi educativi per l’infanzia in Italia. Le cooperative che operano nei nidi si trovano oggi a ripensare organizzazione, offerta e ruolo sociale, in un contesto segnato da cambiamenti demografici, precarietà economica e nuove esigenze familiari. Dalle loro esperienze emerge che i servizi per l’infanzia sono un sostegno fondamentale, ma da soli non possono invertire la tendenza della denatalità senza politiche più ampie a favore delle famiglie. Ecco le impressioni di due nostre cooperative che lavorano con l’infanzia: Cora e Indaco
Il progressivo calo delle nascite sta inevitabilmente cambiando anche il lavoro delle cooperative che gestiscono servizi educativi per l’infanzia. In molti territori i bambini diminuiscono anno dopo anno e questo ci porta non solo a ripensare l’organizzazione dei servizi, ma anche il ruolo stesso del nido: non più soltanto un luogo di cura, ma un presidio educativo e sociale capace di accompagnare le famiglie nella complessità quotidiana.
Credo che sia importante dirsi con sincerità che i nidi, da soli, non bastano a contrastare la denatalità. Sono certamente uno strumento fondamentale: servizi accessibili, di qualità e vicini alle famiglie possono aiutare moltissimo chi desidera avere figli. Ma le ragioni del calo delle nascite sono più profonde e riguardano precarietà lavorativa, costo della vita, difficoltà abitative e un generale senso di incertezza verso il futuro.
Accanto a questo esiste anche una dimensione culturale. In una parte della società contemporanea il benessere individuale, la tutela dei propri spazi e dei propri equilibri personali sono diventati centrali, e questo rende più difficile accogliere il cambiamento profondo che la genitorialità inevitabilmente porta con sé.
Per questo i servizi educativi funzionano davvero quando sono accompagnati da politiche più ampie a sostegno delle famiglie. Dove le misure regionali si integrano con i contributi INPS, rendendo i nidi quasi gratuiti per la maggioranza delle famiglie, si percepisce chiaramente la differenza: il nido smette di essere visto come un costo difficile da sostenere e diventa finalmente un diritto accessibile.
Il progressivo e costante calo demografico pur essendo per la cooperativa un importante spunto di riflessione verso una mitizzazione delle criticità a cui potremmo andare incontro, ad oggi non incide sull’organizzazione dei servizi visto le importanti azioni di Regione Toscana e Inps sull’abbattimento della retta dei Nidi (Nidi Gratis che associato al bonus nidi Inps azzera le rette delle famiglie). Tali abbattimenti economici aiutano tutte le famiglie ad accedere ai servizi ampliando la domanda verso nuclei che non avrebbero fatto tale scelta.
Detto ciò la nostra cooperativa ha da sempre intrapreso strade di evoluzione qualitativa del settore dei servizi educativi sia in termini di qualità pedagogico/educativa che di continuità. Un’offerta educativa che vede un coinvolgimento orizzontale della comunità e delle famiglie e le parole chiave di innovazione, formazione come cornice allo sviluppo di una cultura dell’infanzia dove il bambino e la bambina divengono soggetti di diritto e la comunità consapevole e partecipe. Ne sono un esempio progetti di educazione famigliare allargata alla comunità 0/6; organizzazione e studio di offerte nella direzione 0/6; mostre di arte all’interno dei nidi; formazioni aperte a tutti i soggetti e professionisti a contatto con i bambini in tale fascia; partecipazione attiva a progetti di ricerca di Università.
No. I Nidi sostengono le famiglie e le accompagnano nella conciliazione dei tempi, nel ruolo genitoriale e sono strumenti di equità sociale ma, i servizi educativi, intervengono soltanto a seguito di una scelta fatta di “essere genitore”. Affinché vi sia un reale contrasto alla denatalità è necessaria una politica sociale sviluppata su macro fattori strutturali integrati dal lavoro, alle politiche abitative e a una più equa gestione dei tempi genitoriali (politica dei congedi parentali); parità di genere sul lavoro di cura. Senza lavoro stabile, case accessibili e una reale parità di genere nei carichi di cura, l'aumento dei posti al nido rischia di curare il sintomo ma non la causa del problema.
*Foto di Gautam Arora su Unsplash